Traiano, l’Optimus Princeps che Dante Alighieri collocò nel Paradiso

25/03/2020

La statua dell'Imperatore Traiano nel Museo Ostiense

Statua di Traiano nel Museo OstienseStatua di Traiano nel Museo Ostiense (Archivio Fotografico Pa-Oant, C2582) Nel Museo Ostiense è esposta una statua dell’imperatore Traiano: di essa sappiamo quando fu rinvenuta, il 5 maggio 1938, e dove, nella Schola del Traiano. Si tratta di una statua loricata, ovvero rappresenta l’imperatore con indosso la lorica, la corazza militare decorata a rilievo con alcune figure simboliche. Al momento del rinvenimento la lorica recava tracce di colore. La statua fu rinvenuta murata nel sotterraneo della Schola del Traiano: spezzata in due e con la testa staccata, ma perfettamente conservata, lì fu murata in epoca tarda.

La statua, completa della testa, è alta 195 cm. L’imperatore è in posizione stante, frontale, col peso del corpo poggiato sulla gamba destra e la testa lievemente rivolta verso destra. L’imperatore indossa la lorica al di sopra di una tunica. Dalla spalla sinistra scende il mantello lungo il braccio e si avvolge intorno al gomito. La statua calza i calcei, i calzari, decorati sul davanti con una testa di leone.

calcei statua traianoDettaglio dei calzari della statua di Traiano decorati con teste di leone. Foto Fondo Calza (Sc.St._2) La decorazione a rilievo della lorica è piuttosto interessante. Dall’orlo inferiore della corazza si alza una palmetta rovesciata, che fa da base a due Vittorie tauroctone, ovvero raffigurate nell’atto di uccidere un toro. Al di sopra di esse il gorgoneion, ovvero la testa di gorgone sul petto, è un motivo decorativo particolarmente diffuso: si rifà al potere della testa di Medusa di pietrificare gli avversari: attributo della dea Atena nell’iconografia greca e poi romana, sulle corazze degli imperatori diventa simbolo della capacità di atterrire i nemici. Il tema iconografico delle due Vittorie che sacrificano il toro, invece, si sviluppa durante l’impero di Traiano e compare su due grandi monumenti traianei, la Basilica Ulpia nel foro di Traiano a Roma e l’Arco di Benevento. La statua ostiense potrebbe dunque essere stata concepita nello stesso periodo della realizzazione di questi grandi e importanti monumenti.

Il volto di Traiano, invece, presenta i tratti di età matura dell’imperatore: ha occhi grandi, sguardo aperto, naso robusto e mento prominente e carnoso. I capelli sono resi in ciocche staccate, disposte a tenaglia in corrispondenza dell’occhio destro. L’espressione del volto è ferma e maestosa, infonde sicurezza e virilità: ciò che ci si aspetta che traspaia dal volto di un imperatore.

 

La Schola del Traiano

La statua venne in luce nella Schola del Traiano: questa era la sede di una corporazione, probabilmente quella dei Fabri Navales che dall’altra parte del Decumano Massimo avevano innalzato il proprio tempio collegiale. Si tratta di un grande complesso architettonico, piuttosto articolato, che si affaccia sul Decumano Massimo nella direzione di Porta Marina. Quest’edificio fu costruito alla metà del II secolo d.C. Dalla facciata inquadrata da colonne sul Decumano si accedeva ad un vestibolo, oltre il quale si accedeva nel grande cortile. Questo era circondato da un colonnato in laterizio e al centro aveva una lunga vasca. Al fondo del cortile, nel III secolo, quando il Collegium era ancora fiorente, venne realizzata un’ala che si articolava su un’ambiente centrale e due laterali. Quello centrale, con abside e due colonne tortili all’ingresso, era la sala dei banchetti sociali, con pavimento a mosaico, sul quale si collocavano i letti tricliniarii su cui si stendevano i banchettanti.

B2795-scholaTraianoLa schola del Traiano durante gli scavi del 1938 (Archivio fotografico Pa-Oant B2935)

 

Traiano e Ostia

In età traianea Ostia vede avviare la sua fase di maggiore sviluppo urbanistico e prosperità economica che si realizzò compiutamente sotto il successivo imperatore, Adriano. Con l’ampliamento del Portus Romae, realizzato già dall’imperatore Claudio e inaugurato sotto Nerone, ma ancora inefficace ad accogliere tutti i traffici marittimi che dovevano convogliare verso Roma, si avrà il grande impulso che porterà Ostia al suo apogeo negli anni immediatamente successivi.

Traiano fa dotare Portus di un secondo bacino, più interno, a pianta perfettamente esagonale e in stretta connessione sia col bacino portuale di Claudio che col Tevere. Un bacino più interno e più ampio permetteva di accogliere più navi contemporaneamente e di offrire loro riparo. Inoltre consentiva di ampliare a dismisura le capacità di stoccaggio delle merci provenienti da ogni parte dell’impero e in particolare del grano dall’Egitto e dalle province dell’Africa mediterranea. Portus continuò a dipendere amministrativamente da Ostia fino all’inizio del IV secolo e questo segnò la grande ricchezza di cui godette la città nei secoli centrali dell’impero.

ricostruzione portusPortus: ricostruzione del bacino interno esagonale e del collegamento col bacino di Claudio

 

Cosa c’entra Traiano con Dante?

Tornando al nostro Traiano, o meglio all’imperatore Traiano, non tutti sanno che l’imperatore che portò l’impero romano alla sua massima espansione godette nel corso del Medioevo di buona fama pur non essendo stato un imperatore cristiano né avendo mai difeso i Cristiani. Anzi, a tal proposito in uno scambio epistolare con Plinio il Giovane (Lettere, X, 96, 97) che gli chiedeva come comportarsi nei confronti dei Cristiani denunciati perché si rifiutavano di adorare l’Imperatore e gli Dei, Traiano rispondeva di processarli e condannarli a morte qualora non si fossero pentiti, ma tuttavia di agire solo dietro denuncia, quindi non perseguitandoli. Tornando al Medioevo, è proprio Dante che ci racconta una leggenda medievale di cui l’Imperatore Traiano è protagonista e che addirittura gli vale il Paradiso.

Dante parla di Traiano e di questa leggenda in realtà ben due volte nella Divina Commedia, una nel Purgatorio (X, 73-93) dove illustra la leggenda che è scolpita all’ingresso della I Cornice come esempio di umiltà: Traiano è a cavallo, pronto a partire per una spedizione, quando gli si avvicina una vedova chiedendogli giustizia per il figlio ucciso. Lì per lì l’imperatore si schernisce ma pressato e commosso dalle insistenze della donna, decide di rimandare la partenza e di fare il suo dovere: scende da cavallo, dunque, avvicinandosi a una donna del popolo e questo gli vale il riconoscimento della virtù dell’umiltà. Proprio questo gesto, di ascolto delle suppliche dei sudditi, gli vale il plauso di Papa Gregorio.

Rincontriamo Dante nel canto XX del Paradiso, quando l’aquila, rivolgendosi al poeta gli indica i beati del VI Cielo di Giove, e qui, tra gli spiriti che operarono per la giustizia, insieme  a figure come l’imperatore Costantino – che rese il Cristianesimo religione di stato nell’Impero Romano – e i personaggi biblici David e Ezechia, Dante vede l’imperatore Traiano: la spiegazione che fornisce l’aquila è la seguente: dopo la morte Traiano andò tra le anime del Limbo, ma il suo spirito fu richiamato in vita dalle preghiere di Papa Gregorio, perché potesse credere e convertirsi. E infatti in questo frangente Traiano credette in Cristo e ottenne così la salvezza eterna. Questo racconto fa riflettere Dante sull’imperscrutabilità della giustizia divina che può concedere la salvezza a personaggi che nessuno mai si aspetterebbe di vedere tra i Beati.

 

Per saperne di più sulla statua di Traiano del Museo Ostiense:

Th. Morard e D. Wavelet, Prolégomènes à l’étude du site de la Schola du Trajan à Ostie, MEFRA, 114, 2002, pp. 759-815

R. Calza e M. Floriani Squarciapino, Museo Ostiense, Roma, 1962, p. 103

R. Calza, Ostia V. I Ritratti, parte I, Roma, 1964, pp. 57-58

Dantedì Ostia antica