"Dove l’acqua di Tevero s’insala": il Sommo Poeta alla Foce del Tevere

«Ond’io, ch’era ora a la marina vòlto
dove l’acqua di Tevero s’insala,
benignamente fu’ da lui ricolto.»

Così racconta Casella, musico e amico di Dante, nel secondo canto del Purgatorio della Divina Commedia (vv. 100-102). È significativo che il Poeta, evocando l’imbarco delle anime del Purgatorio sulla nave angelica, abbia deciso di ambientare questa scena alla foce del Tevere, in un territorio desolato che nel XIV secolo era caratterizzato dalle imponenti rovine della città romana di Ostia.

All’epoca la foce del fiume era vigilata dalla Tor Boacciana, una torre di avvistamento realizzata probabilmente nel XII secolo sopra i resti del faro della città romana. Oggi l’edificio, che deve il suo nome dalla famiglia dei Bobaziani, si trova a circa 3 km dal mare a causa dell’avanzamento della linea di costa.

Pianta Topografica della antica, e moderna Ostia, colle adjacenze - Tor BoaccianaFig. 1. Tor Boacciana raffigurata in una vignetta della Pianta Topografica della antica, e moderna Ostia, colle adjacenze di Vincenzo Feoli e Giuseppe Verani, 1804 (inv. Nadis 2220).

Non sappiamo se Dante abbia mai visto la torre e le rovine di Ostia: certamente fu a Roma nel settembre del 1301 come rappresentante di Firenze in una ambasceria a papa Bonifacio VIII. È invece sicuro il passaggio di altri personaggi illustri all’ombra della torre: nel 1190 viene menzionata in una cronaca del regno di Riccardo Cuor di Leone, re d’Inghilterra sbarcato a Ostia durante il suo viaggio verso la Terrasanta, mentre nel Rinascimento viene restaurata dai papi Innocenzo VII e Martino V. Dal 1562 al 1568 è anche sede della dogana dello Stato Pontificio; seguono poi lunghi secoli di abbandono, testimoniati dalla pianta di Ostia di Vincenzo Feoli incisa da Giuseppe Verani nel 1804 (fig. 1) e dalla suggestiva veduta della foce del Tevere inserita in un’edizione del 1836 dell’Eneide (fig. 2), che richiama le splendide incisioni di Gustave Doré per la Commedia.

incisione dall'Eneide di Virgilio tradotta da Annibal CaroFig. 2. "Veduta del Tevere vicino alla sua foce nel mare": incisione dall'Eneide di Virgilio tradotta da Annibal Caro, Firenze 1836 (inv. Nadis 14629).

Tra Otto e Novecento la Torre fu ancora testimone di imbarchi: il vicino traghetto della Scafa, che ha dato il nome al ponte moderno, trasportava da una riva all’altra gli scariolanti romagnoli, vere e proprie “anime del purgatorio” incaricate della bonifica del territorio ostiense, all’epoca afflitto dalla malaria (fig. 3).

traghetto della Scafa in una foto di inizio NovecentoFig. 4. Il traghetto della Scafa in una foto di inizio Novecento: sullo sfondo la Tor Boacciana.

Passata quindi al demanio dello Stato, la Torre è stata più volte restaurata, e oggi continua a sorvegliare il corso del fiume: in occasione delle celebrazioni dantesche il Parco archeologico di Ostia antica ne celebra la storia per ricordare la figura di Dante e del meno noto Casella (fig. 4).

(a cura di Dario Daffara)

 

Per saperne di più:

Ex gestis Henrici II et Ricardi I (Monum. Germ. Hist. Scriptorum, XXVII, pp. 114-5).

De Rossi 1969 = G. M. De Rossi, Torri e castelli medievali della Campagna Romana, Roma, De Luca Editore.

De Rossi 1971 = G. M. De Rossi, Torri costiere del Lazio, Roma, De Luca Editore.

Paschetto 1912 = L. Paschetto, Ostia colonia romana, storia e monumenti, Roma, Tip. Poliglotta Vaticana.

Tor BoaccianaTor Boacciana